Weekend tra i giganti delle Dolomiti

Trekking da weekend per fare il pieno di bellezza al cospetto delle Dolomiti patrimonio UNESCO. Aria pura, panorami esagerati, canederli e relax. Per uno spettacolo che andrà ben oltre le aspettative.

Lo stupore per gli occhi, l’emozione per il cuore. In un solo trekking potrete accarezzare con la vista il Sassolungo e il Sasso Piatto, il gruppo del Sella, la Marmolada, il Catinaccio d’Antermoia e le Torri del Vajolet. Avete già lo zaino in spalla?!? Bene! L’itinerario non richiede particolari abilità, se non un po’ di “gamba”. Questo è il racconto del nostro giro, con tutte le indicazioni perché possiate godervelo quanto noi.

Primo giorno: dal passo Sella al rifugio Antermoia

Mattina presto ma non troppo. Ai 2.180 metri del passo Sella il sole ha disperso le ultime foschie attorno alle cime per far posto alle imponenti pareti rocciose che fanno capolino tra sbuffi di nuvole. Ci stiamo ancora allacciando gli scarponi quando la bellezza ha già riempito i nostri occhi. Dietro le spalle si alzano verticali le imponenti bastionate delle torri del Sella mentre di fronte ci sorveglia severa la mole del Sassolungo che stringe nella sua forcella il rifugio Demetz che da quaggiù, è piccolo piccolo.
Potrebbe bastare così, invece è solo l’inizio.
Lo zaino ha in pancia tutto il necessario: dalla felpa alla mantella, dall’immancabile borraccia rossa al cioccolato. La mulattiera è larga, inequivocabile, e sale tra i prati verdissimi lenta, quasi volesse darci il tempo di prendere confidenza con gambe e scarponi. È il primo tratto del sentiero Friedrich August (4-557) che, va detto, è piuttosto frequentato in piena estate ma facile e spettacolare. Passiamo alle spalle del Col Rodella – sui cui atterra la funivia che sale da Campitello di Fassa – e siamo alla breve scalinata che trasforma la strada sterrata in sentiero. La traccia ondeggia in quota aggirando Sassolungo e Sasso Piatto mentre tocca i rifugi Friedrich August (2.298 m, proprio all’inizio di questo tratto) e Sandro Pertini (2.300 m). Quasi in vista del rifugio Sasso Piatto, una deviazione a sinistra ci allontana dal sentiero principale per raggiungere poco sotto la malga del Sasso Piatto (2.243 m) dove, alle spalle delle baite, si stacca il sentiero 533 che perde quota dolcemente tra i prati e poi accelera la discesa infilandosi tra gli alberi. L’aria frizzante del bosco lascia il posto al profumo caldo del fieno quando, dopo un ultimo pratone corso a perdifiato, raggiungiamo la val Duron (1.860 m), a pochi passi dal rifugio Malga Micheluzzi.
La strada bianca (segnavia 532-578) procede a destra quasi in piano accompagnata dal gorgoglio del torrente che la segue da vicino e da qualche voce lontana di bimbi persi nel gioco. Il sole si fa sentire ma ci salva una palina con i cartelli e un ponticello che scavalca a sinistra il ruscello; imbocchiamo così la traccia 578 seguendo le indicazioni per il rifugio Antermoia. Lasciamo il fondovalle e le cose cambiano: la pendenza si fa subito sentire e il sentiero prima nel bosco, poi attraverso alcune radure, sale sempre più ripido fino a spianare al Pian da le Gialine a quota 2.331 metri. Gli sguardi si incrociano interrogativi e un po’ stanchi mentre il sole taglia la sera con gli ultimi raggi. Bastano però pochi passi di nuovo in salita per allargare il cuore quando il panorama si apre e fanno mostra di sé i giganti di roccia: la Marmolada da cui sembra scivolare il ghiacciaio, la mole squadrata e poderosa del Sella, i profili di Sasso Piatto e Sassolungo appena oltre la valle. Saliamo ancora zigzagando in un paesaggio sempre più aspro fino al Pas de Dona (2.516 m) dove c’è l’arrivo della teleferica. Eccolo. Le persiane azzurre del rifugio Antermoia (2.496 m) ci aspettano spalancate sulle finestre da cui sfugge il bagliore caldo delle camere. Non resta che scendere per chiudere il primo giorno nel cuore del Catinaccio. I canederli per cena eccitano il palato ma l’ultimo sussulto è una notte di stelle che si accendono nel cielo terso e silenzioso. Fa freddo ma non basta per spingerci troppo presto verso il sacco a pelo…

Seconda tappa: dal rifugio Antermoia al rifugio Alpe di Tires

Il sole sale scaldando le pareti della Croda di Lago che sorveglia il rifugio. Qualche muscolo recrimina per la camminata di ieri, ma ci siamo. Nemmeno una manciata di passi e, dietro un dosso, appare il lago d’Antermoia, steso in una conca ruvida e rocciosa che contrasta con il suo blu. Sosta subito. Foto e momento di contemplazione mentre la brezza increspa la superficie dell’acqua con folate taglienti. Aggiriamo il bacino con il sentiero 584 che si spinge in falsopiano fino al termine del vallone segnalato dagli ometti in pietra, poi rompe gli indugi salendo con una sequenza fitta di tornantini che ci porta ai 2.770 del passo d’Antermoia. Se a sinistra domina la cima del massiccio d’Antermoia con i suoi 3.000 metri, di fronte si stagliano le bastionate verticali delle torri del Vajolet su cui vanno a impigliarsi le nuvole che scivolano verso la val di Fassa. Non si può che restare nuovamente in ammirazione. Una stretta serpentina si tuffa ripida verso valle in un ambiente aspro e affascinante e ci porta al rifugio Passo Principe (2.600 m), solo una tappa intermedia che ci godiamo chiacchierando con il gestore a cui chiediamo se davvero, la forcella verticale sul lato opposto della pietraia, è alla nostra portata. “Non preoccupatevi; tenete la destra lungo tutto il vallone e vedrete che la salita al passo sarà solo un po’ ripida”. Non resta che fidarsi e scendere nella conca rocciosa (segnavia 554) giocando con l’eco e rotolando a passi lunghi nel divertente ghiaione che porta ai piedi della salita. Riforniamo gola e borracce di acqua gelida, poi si va. I tornanti arrivano subito e non mollano la pendenza fino al passo del Molignon (2.598 m). Niente di difficile, in effetti, se non gestire fiato e gambe. Ritroviamo l’erba e zigzaghiamo sulla dorsale in vista della val Duron che raggiungiamo precipitando con una ripida discesa e un ultimo tratto di roccette a cui attaccarsi per guadagnare il prato (e un po’ di gente) attorno al rifugio Alpe di Tires (2.440 m), dopo 3 ore abbondanti di camminata. Noi abbiamo scelto di chiudere il giro in due giorni ma lasciamo a voi decidere se fermarvi qui per la notte o proseguire, sapendo di dover pianificare almeno altre 4 ore di trekking, seppur senza dislivelli significativi. 

Dal rifugio Alpe di Tires al Passo Sella

La strada sterrata perde quota con qualche tornante (segnavia 4-594) e scende fino al passo Duron a quota 2.168 metri dove la abbandoniamo per seguire la traccia che, a sinistra, si snoda sulla dorsale in dolce saliscendi. Con qualche scorcio sui dossi erbosi dell’alpe di Siusi procediamo alti sul fianco orografico sinistro della val Duron fino alla mole imponente del Sasso Piatto ai cui piedi ci aspetta l’omonimo rifugio (2.300 m). Dopo una breve ma meritata sosta sull’erba torniamo a camminare lungo il sentiero Friedrich August (4-557) che, quasi subito, coincide con la prima parte del percorso di andata e chiude l’anello riportandoci, ormai a sera, al cospetto del Gruppo del Sella che si tinge di rosso.

Scheda tecnica

Partenza e arrivo: passo Sella
Durata: passo Sella – rifugio Antermoia: 4 ore e 30 minuti
Rifugio Antermoia – rifugio Alpe di Tires: 3 ore 30 minuti
Rifugio Alpe di Tires – passo Sella: 4 ore
Dislivello: passo Sella – rifugio Antermoia: +700 m -380 m
Rifugio Antermoia – rifugio Alpe di Tires: +520 m -580 m
Rifugio Alpe di Tires – passo Sella: -260m
Difficoltà: E – sentiero escursionistico
Segnavia: descritti nel testo
Periodo: mag-ott

 

Informazioni per un giro sulle Dolomiti

Val Gardena Turismo
www.valgardena.it

Rifugio Demetz
www.tonidemetz.it 

Rifugio Malga Micheluzzi
rifugiomicheluzzi.it

Malga del Sasso Piatto
malgasassopiatto.info

Rifugio Antermoia
www.rifugioantermoia.com

Rifugio Alpe di Tires
www.tierseralpl.com

Rifugio Passo Principe
www.rifugiopassoprincipe.com

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