L’anima dei faggi

Immense faggete e crinali avvolti dal fascino misterioso di una natura selvaggia. L’Appennino, un laghetto magico, la sorgente di un grande fiume e i racconti di un vecchio…

Non finiscono mai. Ci sono mille spigoli, pensò. Eppure non smise di lavorare a quel piccolo ramo che aveva trovato davanti alla porta della baita. Era certamente magico.
Per forza, si disse. Altrimenti chi mai l’avrebbe portato fino a lì?
Aggrottò per un attimo il sopracciglio come per dissipare il dubbio poi scacciò ogni pensiero e tornò a occuparsene. Sarebbe diventata una bacchetta magica!
Il vento agitò il suo caschetto di capelli neri e le cime degli alberi molti metri più in alto. Solo un timido soffio raggiunse il tappeto di foglie che vestiva il sottobosco; ne alzò alcune che vorticarono attorno a loro per ricadere lente poco più avanti.
-Faggi.
disse il nonno con la sua voce roca mentre si perdevano in quel mondo di alberi e fiabe.
-Robusti e grigi come i vecchi.
Aggiunse.
-Spiriti.
Sospirò il piccolo restando con la bocca spalancata mentre si guardava intorno.

Era un pomeriggio d’autunno in cui grandi nuvole bianche si rincorrevano a cavallo del crinale.
La mano ruvida del nonno lo tirò con pazienza.
-Andiamo adesso…
-Manca tanto?
-Non molto. Sei già stanco?
Gli chiese quasi con tono di sfida
-No, ma vorrei fermarmi a giocare con loro… Lo sai che sono qui?
-Beh, invitali a venire con noi!
Il ragazzino aprì le braccia e agitò la bacchetta voltandosi di lato mentre il vecchio cercò con lo sguardo il sentiero che saliva lento. Camminarono vicini tra i suoni ovattati del bosco tinto di rosso e, dietro a un ultimo dosso, raggiunsero una radura illuminata da macchie di luce.

Si fermarono e il bimbo guardò verso l’alto in cerca di risposte.
-Riesci a sentirlo?
Il piccolo annuì senza parlare.
Si sporsero oltre una staccionata ricoperta di muschio verdissimo e lo videro nascere. Piccoli salti d’acqua limpida sgorgavano dalle rocce sotto i loro piedi in un gorgoglìo sommesso.
-Eccolo.
Gli disse.
-Ricordi quel fiume grande che abbiamo visto ieri in città? Beh, è proprio lui. Solo che qui è ancora “un cucciolo” mentre tu lo hai visto che era già un nonno, quasi pronto per tuffarsi nel mare…
-Anch’io diventerò un nonno?
-Certo.
-E tu ci sarai a raccontarmi le storie?
-Io sarò sempre con te anche quando non potrai vedermi.
Sussurrò lasciando che gli occhi si riempissero di lacrime.
-Ma succederà tra molto tempo. Prima dovrai giocare fino a stancarti, ridere e incontrare gli amici. Attraverserai boschi e prati. E poi case. Ti innamorerai, piangerai e diventerai grande come il fiume che hai visto. Ma cerca sempre di restare limpido. Solo allora anche tu potrai raccontare storie.

Il bambino agitò di nuovo la bacchetta e un’ombra sembrò animare un cespuglio poco distante.
Lupi, pensò il vecchio. Sapeva della loro presenza ma non li aveva mai incontrati.
Prese il ragazzino sulle spalle e si avviò con passo deciso verso un laghetto poco distante. Avvertì nei rumori della vegetazione una presenza alle sue spalle ma non si voltò e raggiunse con passo affannato la riva e il vicino capanno in cui avrebbero potuto rifugiarsi.
Vi fu un silenzio innaturale. Poi il ragazzino corse gridando verso il lago e vi lanciò il suo bastone. Vide l’acqua incresparsi fino a sollevarsi ma non riuscì a dar fiato alle parole.
Nell’aria immobile riecheggiarono due colpi. Si voltò di scatto ma fu sorpreso da tre colpi ancora più forti.
Spalancò gli occhi.
Solo allora suo nipote smise di bussare e fece capolino dalla porta.
-Nonno, nonno, sveglia! Mi avevi promesso la storia degli spiriti!

Il vento scosse di nuovo le chiome dei faggi e gli uccelli ripresero a cantare.

Quale sarà questo luogo magico? A questo link ecco svelato il mistero…

 

 

 

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