Il giro del monte Amiata

Verde dei boschi fuori, rosso di cinabro dentro. Grossetano quello affacciato sul Tirreno, senese il versante che guarda le crete. Le due facce del monte Amiata mostrano un profilo inconfondibile e nascondono una doppia vita. Tutta da esplorare.

Non è solo fantasia: il vulcano sprigiona magnetismo. Lo si scorge da lontano; quel cono quasi perfetto, e l’attrazione è immediata. Le strade niente male, i paesaggi, fantastici. Dalla moto, ancora meglio!

Il monte Amiata dal versante grossetano

Per salire al monte Amiata con le spalle rivolte al mare, scegliete Saturnia come punto di partenza. Prima di montare in sella concedetevi una rigenerante sosta nelle pozze di acqua termale ai piedi delle cascate del Mulino liberamente accessibili. Imboccate poi la SP 155 che vi accompagnerà nello splendido borgo di Semproniano, perfetto per una passeggiata fino alla rocca Aldobrandesca.
Durante la salita al vulcano, una deviazione permette il passaggio in un ambiente ancor più intrigante, quello del monte Labbro, che fu eremo di David Lazzaretti, profeta votato al socialismo primitivo, colpito a morte dalla repressione durante una processione nel 1878. La sua storia, sconosciuta ai più, si va a cercare quasi compulsivamente, dopo essere rimasti sedotti dal luogo che scelse come ritiro.
La cima del monte Labbro, dove sono i resti di una chiesa, della torre di David e della sua modesta abitazione, si raggiunge a piedi, lungo un panoramico sentiero che affianca i pascoli degli asinelli amiatini. Dall’alto, la vista è una delle più spettacolari che si possano godere e spazia, a 360 gradi, dal mare a tutta la catena appenninica.
Sulla statale 323, ad Aiole, prendete a sinistra: Arcidosso parla di miniere, le stesse che regolarono la vita e l’economia dell’intera popolazione dell’Amiata fino ad anni non lontanissimi. Passeggiando sul selciato antico tra le case del paese, al rintocco serale delle campane non è raro vedere le anziane signore voltarsi, tutte insieme, verso la strada da cui facevano ritorno i minatori. Fuori paese, una strada tutta curve porta verso la vetta, tuffandosi rapidamente in una fitta vegetazione tipicamente montana che, nella parte più elevata, impedisce anche al sole di filtrare.

In discesa verso la val d’Orcia e ritorno

Giù dall’altro versante, quando le curve si riaffacciano sul panorama, spunta Abbadia San Salvatore. È li che si scopre l’anima del vulcano; la visita al parco Museo Minerario è un viaggio nella storia dell’estrazione del cinabro e non deve stupire se a guidare l’affascinante percorso è proprio uno dei figli dei minatori.
Il vulcano è lì sopra, invitante; il suo magnetismo impedisce di staccarsene. Allora la corsa continua, lungo le pendici, in un anello ideale che fila verso la val d’Orcia e si allunga fino a San Filippo, dove pozze naturali di acqua calda sulfurea permettono di bagnarsi in qualsiasi stagione, poi rallenta a Campiglia d’Orcia per un giretto a piedi fino ai resti della torre da cui godere del panorama. E ancora curve, campi e vallette per toccare Seggiano tra vigneti e ulivi lungo la strada del Vino di Montecucco e dei sapori d’Amiata dove è quasi impossibile evitare una sosta di degustazione di vino e olio.
Da qui puntate di nuovo Arcidosso e, tornati ad Aiole, tirate dritto per Santa Fiora dove, sul versante opposto dell’Amiata, vi attende il museo delle Miniere di Santa Fiora e un giretto in paese per passeggiare accanto alla suggestiva Peschiera, la grande vasca che raccoglie le acque del Fiora, le cui sorgenti sono visibili sotto il pavimento della piccola pieve lì accanto. Da qui tornate verso la SS 323 per un’ultima tappa al minuscolo gruppo di case di Triana, sovrastate dall’imponente castello quindi rientrate a Saturnia lungo la strada percorsa all’andata.

La cucina amiatina

Non resta che “assaggiare” l’Amiata; seduti a tavola, olio e vino a parte, sulla carta si possono trovare ottimi formaggi locali stagionati in vasi di coccio, da abbinare ai mieli e alle confetture più fantasiose; la scottiglia, piatto tipico amiatino di carni miste servite in zuppa; ravioli di castagne; salumi di cinghiale e dolci di farina di castagne.

 

Scheda tecnica

Partenza: Saturnia
Arrivo: Saturnia
Lunghezza: 160 km
Tappe: Saturnia, Semproniano, monte Labbro, Arcidosso, vetta dell’Amiata, Abbadia San Salvatore, Bagni San Filippo, Campiglia d’Orcia, Seggiano, Santa Fiora, Saturnia.

 

Informazioni per un giro sul monte Amiata

Parco nazionale museo minerario del Monte Amiata
www.parcoamiata.com

Museo delle Miniere di Mercurio del Monte Amiata
www.minieredimercurio.it 

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