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Dolomiti di Brenta

L'inizio del "Brenta Trek"

Un itinerario per ciascuno dei nove sistemi dolomitici riconosciuti dall'UNESCO. Ecco il primo, quello dedicato al Brenta con la sua prima tappa, raccontata dai protagonisti, Alessandro ed Efrem.

Siamo saliti in macchina da Cles. Il fondovalle è scomparso quasi all'improvviso, assieme ai carpini, ai faggi e ai castagni. Al loro posto sono apparsi larici e abeti. La strada prima molto ripida, si è poi adagiata su un altopiano dolce, dove le gibbosità del terreno sono tante quanti i pascoli.

Dal parcheggio del Lago del Dorigat occorrono 20 minuti di cammino per arrivare sul terrazzo panoramico con il rifugio. A sud lo sguardo è sbarrato dal frontone roccioso del Monte Peller, mentre nelle altre direzioni la vista si apre sull'alta Val di Non e sul gruppo delle Maddalene. Questo non è un posto per alpinisti; sul promontorio più a nord del gruppo del Brenta, a cavallo fra la Val di Non e la Val di Sole, non c'è traccia della Dolomia, sogno e sventura, per generazioni di scalatori. Il paesaggio è morbido, le famiglie e i bikers vanno su e giù per sentieri e strade forestali, lasciando indifferenti nel loro lento incedere gli abitanti estivi di questi declivi erbosi, gli animali al pascolo.

Lo stesso carattere di montagna tranquilla e pasciuta è stata trasmessa al rifugio e al suo gestore. I racconti di salite eroiche e pericolosi recuperi vengono sostituiti da ricette per cucinare i funghi, imbottigliare il vino e fare lo speck. Argomenti interessanti per il camminatore che, insieme allo zaino, porta con sé un signor appetito. Il gestore, Rinaldo, ci ospita come fossimo figli suoi. "Avanti, entrate. Questo rifugio è della SAT, ma io lo tengo come casa mia. E alla gente che entra affamata offro le stesse cose che mangio e che produco durante l'inverno, nella mia cantina a Cles: speck, lardo, pancetta, salsicce, crauti, cotechini e Teroldego. Prima di andare in pensione ero elettricista e sono capace di arrangiarmi in qualsiasi mestiere. Qui," sostiene puntando il dito verso il pavimento e aggrottando le sopracciglia "se non sai arrangiarti non duri tanto. Per farvi capire: avevo un vecchio motore di una fiat 127. Ebbene, l'ho tirato a lucido e adesso non solo mi fa da generatore di corrente, ma, facendo passare acqua fredda al posto del radiatore mi riscalda anche l'acqua per le docce e la cucina. Questo vuol dire arrangiarsi." La voce, suadente e rapida, e le mani grosse e nodose che portano ai tavoli esili piatti di porcellana, sono quelle di un uomo pratico, mentre va avanti e indietro dalla cucina, senza risparmiare sorrisi e cortesie agli ospiti.

Chiedo a Rinaldo di raccontarmi la storia del rifugio. "Una volta non era qui, se ne stava più giù, vicino a malga Clesera. Fu costruito nel 1903 da alcuni membri della SAT di Cles e accoglieva i turisti che salivano con la seggiovia da Malè. Ora non esistono più né l'uno né l'altra. Vedete quella foto?" dice indicandone una alla nostra destra. "È il rifugio all'inizio del '900; nel '43 fu distrutto da un incendio e ricostruito dieci anni dopo, ma nel '62 andò bruciato un'altra volta e allora venne edificato qui. Dopo cena, luci calde e basse, il crepitìo della legna nella stufa, chiacchieriamo con alcuni amici di Rinaldo. Poi ci ritiriamo nella nostra stanza. In montagna si va a dormire presto, quasi insieme al sole.

Alle 5.30 la sveglia rock sul telefono di Efrem ci desta immediatamente. Siamo "febbricitanti" e già proiettati verso l'inizio di questo viaggio a piedi in cui attraverseremo le Dolomiti di Brenta. Dietro ogni sasso, dietro ogni albero, sono nascoste storie, che parlano di come la natura è cambiata nel corso dei millenni assestandosi fra glaciazioni e terremoti, fino ad oggi. Parla di uomini di un tempo con barbe lunghe e antichi strumenti agricoli, di un presente in cui la tecnologia è un mezzo e non un fine.
Saltiamo fuori dal letto, salutiamo Rinaldo e siamo già sul sentiero.

Seguiamo la strada forestale SAT 313 che fa il giro del Peller costeggiando il fianco del monte. In circa 45 minuti siamo alla Malga Clesera; le vacche sono appena partite per il pascolo, e dentro la baita il malgaro sta rompendo la cagliata nel grande paiolo. L'odore del latte riscaldato sul fuoco di legno d'abete, mescolato a quello del formaggio fresco ci fanno tornare fame. Chiediamo un pezzo di nostrano da portare con noi durante il viaggio. Stasera sarà la nostra cena al bivacco. Proseguiamo lungo un tratto del sentiero 308 (che abbandoneremo al Lago delle Salare) inoltrandoci in un lariceto, dove incontriamo la mandria che bruca tra le fronde dei rami. In tutto altri 45 minuti e siamo in cima al passo della Forcola. Come varcassimo la soglia di un grande salone, ci si spalanca davanti il Pian della Nana. Si fatica a rendere giustizia alla vastità di questo luogo con una descrizione o una fotografia. Improvvisamente siamo catapultati nelle lande erbose della Scozia, o sugli altipiani Mongoli. Ma è Trentino questo, e ci offre uno spettacolo del tutto inatteso. L'occhio senza incontrare ostacoli se non quelli di monti lontani che salgono improvvisamente. Peller, Palon, Cesta, Nana, Sasso Rosso, Cima Uomo, Cima dell'Omet, Pale della Valina e Castellazzo sono i nomi delle nove cime, dei nove silenziosi guardiani che circondano e custodiscono questo recondito eden al riparo dallo sguardo indiscreto del mondo. Siamo scesi fra il tintinnìo dei campanacci e il fischio delle marmotte per poi risalire verso la Selletta della Nana e, da qui, sulla costa del monte da cui vediamo il bivacco Costanzi. È piccolo e di color cioccolato, lontano, sotto di noi, un vero e proprio poggiolo perché poco oltre, sui tre lati, cadono precipizi di 600 metri verso la Val di Sole. Il sentiero non è difficile e la piccolo casupola bruna offre un riparo sicuro per la notte.

Arrivati al Passo della Forcola potrete decidere per un itinerario più breve scendendo sul lato opposto del Monte Peller. Dal passo, l'impronta umana più evidente è il lungo tetto splendente di Malga Tassulla, il ricovero di tutti gli armenti che pascolano sotto di noi. Camminiamo in mezzo a praterie superando in discesa un paio di dossi e siamo alla malga. All'interno stanno preparando la polenta, annunciata dal forte aroma di mais cotto che ci inonda ad ogni apertura della porta. Non c'è fretta e ci fermiamo per circa due ore, senza accorgerci del tempo che scorre. Poi riprendiamo il cammino a passo spedito, d'ora in poi sarà in discesa fino al lago del Dorigat. Ci giriamo appena per dare un'ultima fugace occhiata al massiccio roccioso del Grostè, poi questo, assieme a tutto il resto del Brenta, viene nascosto dal monte Peller. Da giù al Peller è solo uno strappetto di dieci minuti ma valgono i canederli fumanti di Rinaldo prima del rientro a casa.

Testi e immagini di Alessandro Cristofoletti.

  • Scheda tecnica
  • Percorso
    Lago Durigat-Costanzi
  • Durata
    4 ore 30 minuti
  • Percorso
    Anello del Monte Peller
  • Durata
    2 ore e 30 minuti
  • Difficoltà
    Per escursionisti esperti fino al bivacco, per tutti l'anello.

Informazioni

www.dolomitibrentatrek.it

Come arrivare

Per raggiungere il punto di partenza dell'itinerario si segue per l'autostrada A22 del Brennero verso Trento, uscendo al casello di San Michele all'Adige-Mezzocorona. Da qui si procede sulla SS43 fino al Lago di Santa Giustina e quindi a destra per Cles. Alle spalle del paese parte la carrozzabile per il Lago Durigat da cui si inizia a camminare.

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