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Volterra in un weekend

Etrusca, medievale, artistica. Cioè splendida.

Un fine settimana a Volterra, tra le mura duecentesche che abbracciano il centro storico e trattengono quell'atmosfera medievale dell'antica Repubblica dell'età dei Comuni. Un giro tra i rioni, da girare a piedi, case torri, porte etrusche, splendidi palazzi e diversi musei e tanti bei localini dove gustare i sapori di toscana...

Una città il cui aspetto è rimasto intatto per secoli: il centro, raccolto attorno alla splendida cattedrale del 1120 e alla Piazza dei Priori, e i due borghi dell'Abate e di Santa Maria sorti dopo l'anno Mille appena fuori dal castrum, l'uno parallelo alle mura, il secondo perpendicolare. Così è Volterra, con tutta la sua storia, dagli etruschi all'Ottocento, lì a disposizione, in mostra tra le strade e le piazze.

La cinta muraria e le porte

Partiamo proprio da lì. La cinta medievale risale al XIII secolo; fu voluta dal potere ghibellino, in sostituzione della cinta etrusca del IV secolo a.C, per murare completamente la città. Le porte costituiscono un notevole valore storico e architettonico.
Se ne contano ben 7: Porta all'Arco, etrusca, decorata all'esterno con tre teste la cui rappresentazione è attribuita a diversi significati; Porta a Selci, verso il senese; Porta Marcoli del XIV secolo, che conduceva al monastero olivetano di Sant'Andrea; Porta Fiorentina, dalla tipica architettura volterrana, così come la Porta di Docciola, che conduceva alla vallata fertile. Porta San Francesco, in direzione di Pisa, è l'unica che conserva tracce di affreschi e la scultura della canna pisana, unità di misura più lunga di quella volterrana, scolpita sulle facciate del Palazzo dei Priori. Porta San Felice, diversa dalle altre porte, ha un solo semplice arco; a renderla tanto pittoresca sono la cappellina del santo con il campanile a vela e lo sfondo con lo sguardo che si perde fino al mare.

Al di fuori della cinta muraria, in direzione della Val d'Era, si trovano i resti dell'etrusca Porta Diana che un tempo collegava la città con la principale necropoli etrusca.

La Piazza dei Priori

È certamente il luogo più importante e scenografico della città. Vi si affacciano i palazzi antichi, adibiti ad accogliere la vita politica e istituzionale. Il Palazzo dei Priori risale all'anno 1239; sulla facciata, tra le splendide bifore, i portastendardi e i portafiaccole, si nota la canna, cioè l'unità di misura volterrana, circondata dagli stemmi dei magistrati fiorentini. Le sale interne ospitano un gran numero di tele, tavole, stemmi e intarsi di diversi secoli, di notevole valore artistico.
Il Palazzo Pretorio, la cui architettura attuale risale al XIX secolo, fu sede dei Podestà e dei Capitani del Popolo. Lo affianca la Torre del Porcellino, così chiamata per la figura di un porcellino che spicca su una mensola.
Il Palazzo Vescovile fu costruito per fungere da magazzino del grano; dopo il 1472, quando il palazzo dei Vescovi fu raso al suolo dai fiorentini per la costruzione del Maschio, fu adibito a sede vescovile.
Completano il disegno Palazzo Incontri, che aggrega strutture medievali e rinascimentali, e il Palazzo del Monte Pio, il cui aspetto attuale si deve a un intervento degli inizi di questo secolo, teso ad armonizzare il palazzo con gli altri edifici medievali della piazza.

Le case-torri e i palazzi rinascimentali

Uno dei punti più caratteristici di Volterra è la casa torre Buonparenti, unita dall'altissimo arco al fortilizio dell'Angelario. Più a oriente, la casa torre Toscano è, in realtà, un gruppo di torri, fatto costruire nel 1250 da Giovanni Toscano come dimora magnatizia. Ma sono i palazzi rinascimentali a esercitare il maggiore fascino durante la passeggiata in città. E se Volterra è stata il set di Vaghe stelle dell'Orsa di Luchino Visconti, proprio le sale di Palazzo Inghirami hanno ospitato le riprese di molte scene. Palazzo Maffei, ultimato nel 1527, fu la prima sede del museo e della biblioteca Guarnacci, mentre Palazzo Lisci, oggi Marchi, era l'antico ospedale di Santa Maria. La facciata solenne di Palazzo Incontri-Viti, al cui interno fu fatto costruire, nel 1819, un teatro, si contrappone alle geometrie rigorose ed eleganti di Palazzo Minucci-Solaini, sede della pinacoteca civica.

L'alabastro

Non si dice Volterra senza dire alabastro. Il sottosuolo è ricco di alabastro gessoso, una pietra candida la cui morbidezza la rende adatta a riprodurre in scala ridotta motivi ornamentali ricchi di dettagli e particolari. Già gli Etruschi lo utilizzano per costruire sarcofaghi e urne cinerarie riccamente decorate con scene di vita ed episodi della mitologia greca; molte di queste urne sono custodite nel Museo Guarnacci. La lavorazione continua nel periodo medievale, rifiorisce nel 1600, quando l'alabastro viene impiegato in oggetti ornamentali da destinare ai mercati e già nel 1830 in città si contano oltre sessanta botteghe di artigiani. L'alabastro di Volterra viaggia per il mondo e prospera fino al 1870; da allora molti periodi di crisi si sono alternati a quelli più brevi di relativa prosperità e gli artigiani sono rimasti in pochi. Ma la loro passione e tenacia li rende speciali, non fosse che per la determinazione a conservare e tramandare una tradizione vecchia di oltre duemila anni.

Per chi viaggia in camper
Parcheggio P3
Fonti di Docciola - Volterra
a 100 m dal centro storico
Servizi: acqua, scarico

Informazioni

comune.volterra.pi.it

Come arrivare

Per raggiungere Volterra si può:
- percorrere l'Aurelia lungo il Tirreno, uscire a Cecina e lì imboccare la statale SR68 per Volterra, in direzione Siena;
- percorrere il raccordo Firenze-Siena, uscire alle indicazioni per Colle Val d'Elsa e proseguire sulla statale SR68 per Volterra;
- percorrere la statale SS439 che collega Lucca a Follonica, fino a incontrare, a Saline di Volterra, le indicazioni per Volterra.

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