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Sapori autentici nel pontremolese

In moto alla scoperta della cucina di una volta

Curve e sapori. Causa o effetto? Nel pontremolese, in quella piccola porzione di Lunigiana, ultima propaggine della Toscana schiacciata tra Liguria ed Emilia, si va per una girata e si scoprono i sapori di una cucina tradizionale tanto unica quanto eccellente.

Non nascondiamoci dietro un dito! Spesso la scusa per fare un bel giro in moto, specialmente nelle brevi giornate delle stagioni più fredde, è cercare il "posticino" dove mettersi a tavola. Per un pranzo completo e di gusto, altro che il panino veloce.

Possibilmente in una di quelle trattorie fuori mano, che si fatica a trovare, che "non importa che ci siano tovaglie e controtovaglie", che "vanno bene anche le vecchie sedie di legno". Ma nel piatto, quello sì che conta, vogliamo trovare la cucina genuina e schietta di una volta.

Tutti in sella!

Partiamo dunque da Pontremoli, la città del Premio Bancarella, riservando la passeggiata nel vivace centro storico per la fine della giornata. L'idea è quella di salire a Montereggio e non è una meta scelta per caso. Montereggio è il "paese dei librai"; già dal XVI secolo, la gerla piena di libri, gli abitanti del piccolo borgo, nonostante la poca dimestichezza con l'italiano, partivano verso le valli per vendere cultura. Famiglie semplici fecero fortuna così, pian piano, apprendendo l'arte della stampa, aprendo piccole bancarelle, diventando infine commercianti librai tra i più forniti.

Salire a Montereggio non è semplicissimo: un evento franoso di qualche anno fa ha interrotto la strada che sale da Mulazzano e il collegamento con Bosco di Rossano; bisogna prendere per Ponte Teglia, Castagnetoli, e Busatica lungo la SP31, in attesa del ripristino della via più diretta. Quando i boschi si fanno più radi, il panorama si allarga sulla valle del Magra. Ma tra i vicoli stretti del paese arroccato sul suo cocuzzolo, quando tra le case si apre uno spiraglio, si ammira la cornice straordinaria dei monti circostanti: da un lato il gruppo del Monte Gottero, al di là del fiume i passi dell'Appennino Tosco Emiliano e, sullo sfondo, il profilo inconfondibile delle Alpi Apuane.

Troppe cime, troppe curve, per restare fermi soltanto a guardare. Allora, di nuovo da Pontremoli, inizia un giro ad anello che si percorre quasi totalmente in quota: dalla Val Gordana, quella famosa per gli Stretti di Giaredo, si sale adagio verso le frazioni del comune sparso di Zeri. E adagio entrano nel campo visivo prima poche radure, poi vasti pascoli puntinati di minuscole baite, infine una sequenza infinita di cime che si rincorrono a 360 gradi.

L'Agnello di Zeri

Poi la scoperta di gusto: siamo nella terra dell'Agnello di Zeri, presidio Slow Food, una razza allevata secondo un disciplinare rigidissimo che garantisce una qualità eccellente. L'agnello si ritrova nei piatti di tutti i ristoranti della zona, fritto o arrosto. Ma secondo la tradizione bisogna gustarlo cotto nei testi, i grossi tegami coperti in ghisa in cui la cottura avviene lentamente sulle braci di legna. Il "posticino" lo si scova quasi per caso, perché nessun segnale lo indica, sempre seguendo l'ostinata voglia di non lasciarsi scappare nessuna stradina secondaria.

È in una piccola località di quelle in parte penalizzate dalle strade interrotte e non c'è niente che intriga di più che raggiungere a tutti i costi un luogo dopo aver fatto il giro di mezzo globo... Chiesa di Rossano è solo un pugno di case; le ripide curve vi precipitano dall'alto e si finisce per forza di fronte una di quelle trattorie di una volta. La proprietaria fa la spola tra la sala da pranzo e un locale esterno, dal cui camino un filo di fumo profumato promette cose buone. L'agnello sta cuocendo nei testi! La brace rinforzata di tanto in tanto, le patate aggiunte quasi alla fine e, a tavola, mentre si attende la fine della cottura, arriva un piatto fumante di testaroli.

Tipici della Lunigiana, sono un altro Presidio Slow Food: acqua, farina e sale formano la pastella che viene cotta anch'essa nei testi - da lì il nome testatoli - precedentemente arroventati. Tagliata a losanghe, si tuffa per un minuto in acqua bollente per poi essere condita preferibilmente con pesto.
Per completare l'anello, si scende di nuovo verso valle dal borgo di Arzelato. E diciamoci anche questo: dopo pranzo, chissà perché, l'andar su due ruote sembra ancora più piacevole. La guida è più fluida, la visiera aperta lascia passare profumi che si percepiscono più intensi, si intensificano le sinergie con i compagni di moto o il piacere di viaggiare in solitara.

Insomma, in questo angolo remoto del pontremolese gli ingredienti ci sono tutti: le curve, i panorami, la strada, che più è appartata più ci piace, e la tavola, infine, ma che sia quella "come-la-facevano-una-volta"!

  • SCHEDA TECNICA
  • Partenza
  • Pontremoli
  • Arrivo
  • Pontremoli
  • Lunghezza
  • 80 km.
  • Tappe
  • Montereggio, Pontremoli, Tecchia, Coloretta, Rossano, Arzelato

 

Informazioni

www.visitlunigiana.it

Per informazioni relative all'apertura della SP32:
Comune di Mulazzo
Tel. 0187.43.90.111

Come arrivare

Pontremoli si raggiunge con l'autostrada A15 della Cisa oppure con la Statale 62 della Cisa.

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