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Galtellì: un borgo tra realtà e letteratura

Misteri, tradizioni e letteratura a pochi passi dalle acque cristalline del golfo di Orosei

Portali semplici o decorati, tetti a doppio spiovente, dimore povere eppure incantevoli che si affacciano lungo stradine tortuose e silenziose in cui è facile incontrare donne con un fazzoletto a coprire il capo – il tradizionale su mucatore – e lo scialle, persino sotto il sole cocente d'agosto. L'acqua cristallina del Golfo di Orosei riluce in lontananza, mentre la gigantesca roccia calcarea del monte Tuttavista guarda dall'alto. Siamo a Galtellì in Sardegna, un borgo di epoca medievale che rivive nella scrittura raffinata di una nuorese d'eccezione, Grazia Deledda, e nelle pagine di Canne al vento, il suo più celebre romanzo.

Un giro a Galtellì

Inoltratevi lungo i piccoli sentieri in selciato che conducono al centro storico e vi troverete immersi nel cuore antico di Galtellì: case dalla caratteristica architettura rurale, ambienti e atmosfere narrati dalla nostra letteratura. A iniziare dalle chiese, numerose e sparse per il borgo, come la chiesa di San Pietro, sede vescovile dell'antico centro di Galtellum; poco oltre, lungo via San Pietro, incontrate la casa delle dame Pintor, a due piani nella quale Grazia Deledda visse durante le visite nella sua Galtellì. Andando avanti vi troverete nella piazza che ospita la chiesa del Santissimo Crocifisso, costruita nel Cinquecento. Sempre qui affaccia la chiesa di Santa Croce, oratorio dell'omonima confraternita del XVI secolo, e a brevissima distanza, la chiesa della Beata Vergine Assunta, sede della confraternita di Sas Animas. Nel cuore del centro storico "... simile a una abitazione moresca, con porte a arco...", riconoscerete subito la casa di Don Predu di Canne al Vento, mentre verso via Sassari ecco apparire l'ufficio Informazioni al Turismo anche porta del Parco Letterario Grazia Deledda. Attraversate Piazza Sa Prama, per raggiungere la dimora settecentesca Sa domo 'e sos Marras, sede del Museo Etnografico. È ospitato in un'antica casa padronale del XVIII secolo e custodisce una collezione di 1800 pezzi tra attrezzi da lavoro, arredi e suppellettili varie che raccontano i cicli del lavoro agro-pastorale.

Verso il golfo di Orosei

Dal borgo antico continuate la scoperta del territorio proseguendo verso le rovine del Castello di Pontes, situato a pochi chilometri dal paese sulla strada che collega Galtellì a Orosei, su un tacco calcareo ai piedi del monte Tuttavista. Vi trovate in una zona incantevole interessata dalla tipica macchia mediterranea dove ammirare rare specie botaniche tra cui trentadue varietà di orchidee spontanee; proseguite lungo il sentiero che conduce al suggestivo monumento naturale di sa preta istampata (roccia forata) e passeggiate sino ai piedi della statua bronzea del Cristo realizzata dall'artista madrileno Pedro Angel Terron Manrique, che svetta dalla sommità del monte Tuttavista. Da qui la vista si allunga sulle acque cristalline del Golfo di Orosei che potete raggiungere facilmente. Pochi chilometri vi separano da una teoria senza fine di piccole cale coperte da sabbia finissima, insenature con fondali di granito rosa, lunghe e larghe distese di sabbia granitica a scogliere e piccole spiagge più ciottolose.

Suggestioni: dolci della tradizione, canti salmodianti e arrampicate

Tutto il territorio nei dintorni del borgo di Galtellì si presta ad attività all'aria aperta: che si tratti di semplici camminate o più impegnative arrampicate il monte Tuttavista farà al caso vostro. Se amate le due ruote, vi consigliamo un tour in bicicletta per le vie del centro storico sulle orme dei luoghi e dei personaggi di Canne al vento. Per un'esperienza emozionale molto suggestiva dovete partecipare almeno a una delle tradizionali feste religiose del paese; qui a Galtellì i riti della Settimana Santa sono tra le più coinvolgenti della Sardegna: la cerimonia di S'incravamnetu e S'Iscravamentu del venerdì Santo e il rito di S'Incontru la domenica di Risurrezione sono accompagnati da antichi canti religiosi in lingua sarda e latina. La sera del 16 gennaio, in occasione della festa di Sant'Antonio Abate, vi potrete riscaldare davanti ai falò che illuminano la notte.
Per comprendere la storia e gli antichi mestieri di questa Comunità Ospitale, vi consigliamo una visita a un laboratorio di tessitura al telaio.
Per un'immersione totale nei sapori della cucina tradizionale partecipate a un laboratorio per preparare la pasta fresca: i gulurjones, ravioli di ricotta o formaggio o i maccarrones de busa, che prendono il nome dal ferretto utilizzato per la preparazione. Tra i piatti tipici locali vi consigliamo gli arrosti di carne, i formaggi, e su pane carasatu, affiancato spesso da sas cocconeddas, soffici spianate. Anche la tradizione dolciaria è ricca: sos bistoccos, tipico savoiardo sardo, le delicate ciambelle e sa cofittura, dolce di mandorle, miele e scorza d'arancia. Per chi ama il vino, suggeriamo una visita alla cantina di Casa Asara, l'ambiente è molto suggestivo: la pavimentazione è assente, la struttura interna è in terra battuta e accoglie ancora le radici di un antico mandorlo utilizzate come basamento per il tavolo da degustazione.

 

 Informazioni

www.comunitaospitali.it

 

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