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Weekend con le ciaspole in Val Viola

Tra il bianco e il viola

Echi di antichi viandanti e argentei scintillii di corsi d'acqua. Per una ciaspolata nell'Alta Valtellina, la Val Viola si veste di bianco. E ammanta di silenzio ogni passo.

Nella parte Nord-occidentale di quella che fu la storica contea di Bormio - là dove l'Alta Valtellina si sagoma lungo le incisioni delle Alpi Retiche - ruvide cime rocciose, creste innevate battute dai venti invernali, freddi solchi che il timido sole d'inverno non arriva ad accarezzare si stemperano nelle morbide pendenze di una valle su cui dominano le cime del gruppo del Corno Dosdè: la Val Viola Bormina.

Parallela alla conca di Livigno e custodita dallo sguardo austero di imponenti vette come la Cima Viola (3374 m) e la Cima Piazzi (3280 m), questa vallata si distende fino ad abbracciare la Val Viola poschiavina che occupa il versante svizzero fino all'omonimo passo, a 2432 metri di altitudine.

La Val Viola

La dolcezza del nome riflette gli sfumati saliscendi che i mesi invernali adornano di uno spesso manto nevoso. Avvallamenti soffici di neve, abeti e larici - argentei nei loro sottili rami ghiacciati - e pittoresche baite di pietra risvegliano antiche memorie. E la mente corre a realtà ancestrali, a ceppi che ardono nel camino, al silenzio dei lunghi inverni dei nostri nonni.

Addentrandosi nella valle, l'aria profumata di resina libera i pensieri, e sembra quasi di vederli danzare sulle balze nevose che, come piccoli elfi bianchi accoccolati ai lati del sentiero, osservano curiose i passi dei viandanti. Ma è soprattutto il silenzio ad accompagnare il cammino dell'escursionista: mosso da un sacro rispetto, trattiene il fiato mentre si inoltra leggero, ciaspole ai piedi, lungo il percorso imbiancato. È un silenzio corposo, pieno, sapido, quello che avvolge come un manto fatato ogni cosa. E qui - smesse le chiassose vesti del cittadino - ci scopriamo complici di una natura che ci rende partecipi del suo misterioso parlare: nel lieve crepitìo della neve che si scioglie, nel delicato gorgogliare dei ruscelli che fanno capolino da sottili scivoli di ghiaccio, nel vento che muove le esili cime dei larici.

Scorci di rara bellezza si schiudono lungo tutto il sentiero, ma è nelle pieghe segrete della parte terminale della valle, ai piedi del Corno di Dosdè, che si apre un suggestivo pianoro fino a quel momento nascosto da un pendio, dove due laghetti alpini fanno da cornice al Rifugio Viola, una ex caserma della guardia di finanza a 2355 metri di quota. Da questi bacini naturali provengono preziose riserve idriche per la produzione di energia idroelettrica: attraverso il Canale Viola, le loro acque vengono infatti convogliate nel serbatoio del Lago di Cancano (1884 m) e da qui tradotte in energia dalla centrale idroelettrica di Pre­madio. Meta turistica per comode passeggiate e molto frequentata in estate, la Val Viola offre d'inverno paesaggi solitari e incontaminati, cornice di indimenticabili escursioni per gli appassionati delle racchette e dello sci alpinismo.

L'itinerario

Alla valle si accede da uno stretto tornante in località Arnoga (1850 m), lungo la SS301 che conduce al Passo del Foscagno e a Livigno.

Muniti di ciaspole, preferibilmente ramponate per affrontare in tranquillità anche eventuali passaggi ghiacciati, lasciamo alle nostre spalle l'albergo Li Arnoga e, tenendo la destra, imbocchiamo la carrareccia che si inoltra in una rada abetaia; il percorso si sviluppa in quota, a monte del torrente, sul versante orografico sinistro, il più aperto e soleggiato della valle.

Morbide conche e avvallamenti si susseguono costeggiati da una staccionata che ampi sbuffi di neve impreziosiscono con insolite ghirlande. Si procede inizialmente per un lungo tratto in leggera salita, ignorando le indicazioni per Sattorana. Durante il cammino sono numerose le località attraversate: Dosso, Pre­moglio, Campo, Prato, Pa­luetta, Caprena, Or­sa, piccoli nuclei ben conservati di baite, fienili e lignee cappelline votive che coferiscono al paesaggio un sapore di fiaba.

Il sentiero offre ora la vista sul versante opposto che si mostra in tutta la sua imponenza. Questo, più brusco e scosceso di quello che stiamo percorrendo, scivola nel fondovalle fino a sfumarsi nel Torrente Viola

Dopo circa un'ora e mezza, giungiamo a un bivio: da qui proseguiamo mantenendo la carreggiata principale e lasciando sulla sinistra una valletta boschiva che segna l'inizio del sentiero n. 3 verso il Passo di Verva. Un ultimo tratto in salita conduce in mezz'ora a uno slargo che d'estate si trasforma in parcheggio, punto di partenza per varie gite.

Ancora 30 minuti di cammino e al diradarsi della boscaglia, ecco comparire la nostra meta: la Baita Altume­ra che, a 2116 metri, sonnecchia adagiata sulla spon­da innevata. Chiusa durante la stagione invernale, è d'estate un frequentato punto di ristoro. La valle si apre e lascia il sentiero libero di inerpicarsi lungo la costa spoglia che chiude alla vista la conca dei laghi.

Il Rifugio Val Viola che vi domina al centro può essere raggiunto in circa un'ora e mezza dagli escursionisti maggiormente allenati. Nel silenzio pennellato da sbuffi di vento, lasciamo che la vista di cime millenarie ci incanti, mentre alle nostre spalle, a Est, un più dolce orizzonte disegna la testata della valle.

Per il rientro suggeriamo come alternativa una variante che si imbocca all'altezza del già segnalato bivio per il Passo di Verva: scendendo verso destra si prosegue lungo il sentiero n. 5 che attraversa il nucleo di Paluetta e ci riporta alla partenza immersi in un fitto bosco di abeti.

L'escursione, non particolarmente impegnativa ma di grande soddisfazione per gli scenari che offre, non può trascurare i tipici piatti della tradizione valtellinese. Eccoci, allora, pron­ti a godere il meritato riposo e il conforto del tepore di una stufa, al cospetto di prelibatezze come sciatt, pizzoccheri e bresaola, mentre il pensiero ancora si attarda sulle bianche alture, cullato dai venti delle cime della Val Viola.

  • Scheda tecnica
  • Partenza
  • Arnoga (SO), 1870 metri
  • Dislivello
  • 246 metri
  • Durata
  • 2 ore e 30 minuti
  • Difficoltà
  • Media (possibilità di tratti ghiacciati)
  • Segnavia
  • A bandiera bianco-rosso
  • Periodo
  • Tutto l'anno

 informazioni

Valtellina Turismo
www.valtellina.it

Ufficio turistico Valdidentro
Isolaccia Valdidentro
Tel. 0342.98.53.31

 Come arrivare

Si imbocca la SS36 in direzione Lecco fino al bivio in prossimità di Piantedo; da qui si prosegue ancora sulla SS36 in direzione Bormio. Giunti a Bormio, si imbocca la SS301 seguendo le indicazioni per il Passo del Foscagno, e raggiunto il tornante di Arnoga, si lascia la vettura al parcheggio.

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