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Val Cedèc, "in su la cima"

Escursioni per chi ama i paesaggi mozzafiato dei ghiacciai alpini

Signori della montagna, i ghiacciai sono il bene più prezioso del nuovo millennio: in Valfurva meravigliosi passaggi vallivi conducono a un'autentica fonte di ricchezza naturale.

In una manciata d'ore, lasciata alle spalle la città, l'auto percorre tangenziali e gallerie approdando a uno dei più estesi scenari (quasi 100 kmq) di ghiaccio e granito delle Alpi Retiche. Da Bormio raggiungiamo Santa Caterina Valfurva lungo la strada statale 300 del Gavia: la quota è di "soli" 1738 metri, ma la carrozzabile che si inoltra per circa 5 chilometri attraverso la Valle dei Forni, in direzione nord-est, lascia intuire tutta la grandiosità dell'ascesa che ci apprestiamo a percorrere. Altissime pareti di roccia, ai piedi delle quali si sviluppano fasce boschive di latifoglie e quindi di conifere, preannunciano un paesaggio prettamente alpino: siamo nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio, l'area protetta più estesa d'Italia, divisa tra le province di Sondrio, Bolzano e Trento.

Se potessimo sorvolare la zona come un'aquila, il concatenarsi dei rilievi apparirebbe in tutta la sua compiutezza: a settentrione l'Ortles, con le cime del Monte Zebrù (3735 m) e del Gran Zebrù (o König-Spitze, 3851 m), più a Sud-Est il Monte Cevedale (3768 m), il Palòn de la Mare (3703 m) e il Monte Vioz (3645 m). Tra quest'ultimo, il Pizzo Tresero (3599 m) e la Punta San Matteo (3678 m), più a sud nell'orbita del Gavia, circa 13 kmq sono occupati dal Ghiacciaio dei Forni, uno dei più estesi delle Alpi italiane, formato da tre bacini collettori, da cui scendono altrettante colate convergenti su un laghetto delimitato dalla diga AEM.

Anche se, è bene precisarlo, le morene deposte testimoniano un'espansione ben più vasta, solo un secolo fa. La riserva di acque che confluiva sui fondovalle sottostanti era decuplicata rispetto a quella attuale; oggi, infatti, la maggior parte dei ghiacciai langue, raccogliendosi nel fondo di circhi, nicchie e canaloni.

Prima di intraprendere l'itinerario attraverso la Val Cedèc, che unisce le testate della Valle dei Forni e della Valle dello Zebrù, parcheggiamo l'auto presso il Rifugio Albergo Ghiacciaio dei Forni, quota 2178 metri. Da qui le alternative per risalire il solco del torrente Cedèc sono ben tre. Gli appassionati di mountain bike possono tranquillamente pedalare lungo un tracciato ciclabile che costeggia il corso d'acqua sulla destra idrografica, fino al Rifugio Pizzini-Fràttola (2706 m). L'incisione si sviluppa in salita, senza però presentare difficoltà particolari.

L'itinerario si può effettuare anche a piedi: ben attrezzati (scarponi e bastoncini sono indispensabili, soprattutto più in quota) lasciamo il Rifugio Albergo dei Forni, risalendo la strada sterrata che effettua dapprima alcuni tornanti, procedendo poi in lenta salita. Dopo una decina di minuti si abbandona il tracciato principale piegando a sinistra lungo una mulattiera militare che conduce in prossimità delle Baite dei Forni (2389 m).

Alla nostra destra possiamo già contemplare la porzione centrale del Ghiacciaio dei Forni, che fino a pochi decenni fa lambiva l'area del rifugio appena oltrepassato. La sua rilevanza nel panorama alpino è sottolineata dall'installazione, proprio sul ghiacciaio, di una stazione meteorologica fissa, la prima in Italia, che costantemente tiene sotto controllo l'evoluzione del ghiacciaio stesso. Nel 1995 poi, l'area è stata prescelta da AEM, Comitato Glaciologico Italiano e CNR Arpa per la realizzazione di un Sentiero glaciologico, lungo circa 8 chilometri, a celebrazione del centenario della fondazione del Comitato stesso.

Mantenendosi a mezza costa, paralleli al tracciato della strada sottostante, si passa accanto ai ruderi di fortificazioni militari della Grande Guerra, toccando i 2500 metri di quota circa. Un piede davanti all'altro, tra scoscendimenti pietrosi e ripiani erbosi si prosegue verso nord e, una volta traversato il corso d'acqua del Rio Grande, si perde leggermente quota fino a raggiungere il Rifugio Pizzini-Fràttola.

Adagiata nell'estesa conca terminale della valle, la struttura è il punto d'appoggio privilegiato per le ascese al Gran Zebrù, al Monte Cevedale, al Monte Pasquale e alle Cime dei Forni, oltre che per le traversate in Val Zebrù, in Val di Solda e in Val Martello. La piramide imponente del König-Spitze, un tempo ritenuta la montagna più elevata di questo settore alpino, svetta proprio alle sue spalle, stagliandosi su uno sfondo profilato da sommità glaciali millenarie. La vista spazia subito sulla parete occidentale del Monte Pasquale e sulla Vedretta di Cedèc, alla quale è possibile avvicinarsi con poco più di mezz'ora di cammino. La mulattiera invece sale ancora tra ghiaioni e magri pascoli in direzione nord-est (in alcuni tratti sono necessari i ramponi), terminando nei pressi del Passo del Cevedale (3260 m).

Noi continuiamo in direzione opposta, a nord-ovest, per il Passo Zebrù settentrionale (3010 m), lungo un brevissimo tratto del Sentiero Italia che, tuttavia, impegnerà per un'ascesa di almeno 3 ore e un quarto. Dal ponticello nei pressi del rifugio si volta a sinistra dirigendosi verso il bivacco situato nei pressi del passo, che già si comincia a intravedere. Dal valico ci si affaccia quindi sulla splendida Valle dello Zebrù, ammirando, uno dietro l'altro, i ghiacciai dei Castelli e i versanti glacializzati del Monte Confinale e della Cima della Manzina, culmini della lunga cresta sulla quale ci si ritrova. 

Siamo a un passo dal cielo, sul limitare di un cratere di ghiaccio, al cospetto di una delle maggiori concentrazioni di ghiacciai delle Alpi: uno spettacolo indimenticabile della natura, che impone un rispettoso silenzio e una profonda riflessione al cospetto delle numerose emergenze della Grande Guerra, arrivata fin quassù con i suoi tracciati di filo spinato. La giornata volge al termine e il momento della discesa, che può essere effettuata seguendo uno qualsiasi degli itinerari di risalita, è arrivato. Tagliando sulla destra per evitare il rifugio si torna infatti agevolmente lungo la Val Cedèc.

  • Scheda tecnica
  • Partenza
  • Rifugio Albergo Ghiacciaio dei Forni
  • Arrivo
  • Passo dei Forni settentrionale
  • Dislivello
  • 832 m
  • Durata
  • 1 ora fino al Rifugio Pizzini/3 ore e 15 min dal Pizzini al Passo Zebrù/1 e 30 min dal Pizzini al Passo Cevedale
  • Periodo
  • Da giugno a settembre
  • Difficoltà
  • Escursionisti esperti

Per chi viaggia in camper
Area attrezzata per sosta camper
Acqua, Pozzetto, Area picnic, Barbecue, Aperta tutto l'anno
c/o Agricampeggio Baita di Nasegn
Via Forni 29
Santa Caterina Valfurva (SO)
Cell. 349.77.62.859 / 348.86.05.911
www.agriturismonasegn.it

informazioni

  • Ufficio Informazioni di Santa Caterina Valfurva
    Piazza Magliavaca
    Valfurva, Santa Caterina (SO)
    Tel. 0342.93.55.44
  • Valtellina Turismo
    Tel. 0342.21.59.21/68.34.70
    www.valtellina.it
  • Dove mangiare e dove dormire
    Rifugio Albergo Ghiacciaio dei Forni
    Tel. 0342.93.53.65
    www.forni2000.com
    Rifugio Pizzini-Fràttola
    Tel. 0342.93.55.13/(abit. 0342/90.19.16)
    www.rifugiopizzini.it

Come arrivare

Per raggiungere l'Alta Valtelina in auto si percorre la Nuova Superstrada dello Spluga SS36 in direzione Sondrio-Tirano-Bormio. In prossimità di Piantedo si continua sulla SS38 dello Stelvio fino a Bormio. Da qui si imbocca la SS300 del Gavia percorrendola fino a raggiungere Santa Caterina Valfurva.

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