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Lungo la Via Francigena pavese

Sulle orme del Medioevo

Il territorio pavese si presta per un itinerario dallo sfondo non solo religioso, dove la natura prende per mano le fatiche del pellegrino, accompagnandolo per luoghi sospesi nel tempo.

Una silente schiera compatta, una fila composta, volti segnati dalla fatica, ma rischiarati dalla luce della Fede, dorsi piegati da un lieve fardello in un mistico incurvamento. La mente si spinge indietro nel tempo, raggiunge il Medio­evo, epoca di transizione ricca di cambiamenti in molti ambiti della vita dell'uomo. La religione è stata sempre fulcro di argomentazioni durante l'arco dei secoli e la Via Francigena simboleggia, insieme al Cammino di Santiago, una delle arterie più importanti dell'"età buia" d'Europa, tessendo un delicato, quanto robusto filo di rela­zioni tra i paesi del Nord e il centro della cristianità per ec­cellenza: Roma. La città eter­na era la meta ultima del pellegrino che intraprendeva un cammino spinto dalla forza della Fede, in un viaggio che era l'unione di più percorsi intimi e personali.

Da Canterbury a Roma

Se oggi siamo in grado di ricostruire le varie tappe della Via Francigena è per merito dell'arcivescovo inglese Sige­ric che, alla fine del X secolo, annotò tutte le fasi del suo viaggio di ritorno da Roma: in 79 giorni, percorse 1600 chilometri, attraversando 33 città.
L'itinerario ha, infatti, l'ambizione di collegare l'In­ghilterra all'Italia, oltrepassando il territorio francese (da cui prende il nome); un fil rouge che, già più di mille anni fa, faceva cadere qualsiasi barriera culturale, permettendo il libero fluire di idee che genera la ricchezza del popolo europeo. La parte più consistente del cammino si svolge proprio in Italia, tagliando lo stivale attraverso sette regioni: Valle d'Aosta, Pie­monte, Lom­bardia, Liguria, Emilia Ro­­magna e Toscana per sfociare nel Lazio. Seppur per un breve tratto, infatti, anche la Lombardia fece da transito a gruppi di pellegrini che, nella pianura pavese, trovarono tappe fondamentali per il loro cammino di Fede. 

Un percorso religioso, ma non solo

Ancora oggi è possibile ripercorrere la Via Francigena ritrovando il ritmo lento e delicato del viaggiare a piedi o in bicicletta, assaporando le sensazioni che solo le lande brumose del pavese suscitano. Lasciarsi accarezzare dalla brezza che colpisce il viso mentre si pedala sui sentieri o far correre lo sguardo lungo campi che si perdono a vista d'occhio scorgendo qualche solitaria cascina, dà sicuramente un senso di libertà con un retrogusto di antiche tradizioni, mentre ci inoltriamo in suggestivi borghi che non mancano di regalarci indimenticabili scorci paesaggistici pregni di storia, dove torri di castelli e campanili diventano isole di città tra le risaie. La bellezza dell'itinerario francigeno risiede anche nell'essere un ottimo spunto culturale e storico, ricco non solo di luoghi di culto, ma anche di mulini, ponti fortificati e antiche locande.

L'itinerario

Il tratto lombardo si estende per oltre 130 chilometri, per la quasi totalità in provincia di Pavia e una piccola parte in provincia di Lodi. L'itinerario, sopraggiungendo da Vercelli, parte da Palestro - primo centro lombardo per chi proviene da Ovest, famoso per l'omo­nima battaglia - e termina presso Chignolo Po, suggestivo borgo compreso tra il corso del Po e quello del Lam­bro.

Il nostro itinerario tocca solo alcune tappe di questo lungo sentiero e ha inizio proprio a Palestro, centro famoso per la festa di Pentecoste, una tradizione più che millenaria. Da qui, proseguiamo in direzione di Robbio, il cui castello, più volte rimaneggiato, fu il fulcro delle lotte tra i vicini territori di Vercelli e Pavia; la Chiesa di San Valeriano fu utilizzata come hospitium per i pellegrini che proprio qui potevano riposarsi dopo il lungo cammino iniziato nelle terre francesi.
Immancabile è la sosta nei pressi di Mortara, capoluogo storico della Lomel­lina, rinomato per la produzione di riso e del gustoso salame d'oca. Qui, l'Abbazia di Sant'Albino è legata alla battaglia combattuta tra i Longo­bardi e l'esercito di Carlo Ma­gno, nel lontano 773.
Da Mortara, le gambe pedalano leggere in direzione di Tromello, dove si trova l'antico nucleo in cui sorgeva l'ospizio di Sigeric; la chiesa di San Martino, invece, si erge sulla sommità di una duna eolica, aspetto geomorfologico che da sempre caratterizza il territorio della Lomellina.
A Garlasco, le cui origini risalgono all'epoca neolitica, la Via Francigena fa tappa nei pressi del Santuario della Madon­na della Bozzola, il cui nome deriva dalle siepi di biancospino ("bousslon" in dialetto) che ne circondavano il perimetro. Centro di scontri tra pavesi e milanesi, Garlasco vanta l'esistenza di uno dei castelli più importanti della zona di cui, oggi, rimane solo il torrione.

La fatica si fa sentire, ma l'avvicinarsi alla capitale del regno longobardo ci permette un'altra sosta, questa volta a Gro­pello Cairoli. Una prima tappa è sicuramente la Par­rocchiale di San Giorgio, esempio di stile neoclassico: sulla copertura del pronao si distinguono tre statue dei Santi Pietro, Paolo e Giorgio a cavallo. Il castello, invece, è oggi sottoposto a ristrutturazione e non visitabile. Le dolci lande del Ticino conducono morbide verso Pavia, città delle cento torri, quasi a metà del tratto lombardo della Via Francigena. La lunga lista dei luoghi da visitare nel capoluogo giustifica una sosta prolungata. È proprio qui che nel 936 si incontrarono tre santi in viaggio lungo la strada che conduceva a Roma: Gerardo, Ve­scovo di Toul, Adalberto di Praga e Maiolo, Abate di Cluny.

Uscendo da Pavia, ci dirigiamo verso Belgioioso e il suo castello. Quello che risalta immediatamente è un forte contrasto tra la parte antica e quella ristrutturata: al calar del sole, un caldo colore arancio dipinge il frontale del maniero, che si affaccia su un rigoglioso giardino. Il vero punto di confluenza con la Via Francigena però, si trova in direzione Sud-Ovest: ci dobbiamo infatti spostare a San Giacomo della Cerreta, dove la chiesa dedicata all'omonimo Santo costituiva un punto di ristoro per i molti pellegrini che, proprio in queste lande, si riunivano, pronti il giorno successivo a ripartire. Ci apprestiamo a concludere il nostro girovagare e approdiamo a Chignolo Po, racchiusa tra il placido scorrere del fiume più importante della Pianura Padana, il Po, e il tranquillo corso del Lambro. Antica stazione di posta lungo la Strada Regina che conduce a Piacenza, il centro è rinomato per la presenza del suo maestoso castello, considerato una "Versailles nostrana", attorniato da uno splendido parco e arricchito dal Tempio di Cerere, risalente al Settecento.

Su una scia di luce

Il nostro viaggio termina qui, ma rimangono negli occhi le brume di certi luoghi, il calore dei tramonti, la solitudine delle risaie e la quiete di paesaggi agresti uniti in una miscellanea spirituale che difficilmente lascia indifferenti, nei ricordi e nel cuore.

 

 Informazioni

Provincia di Pavia
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www.viafrancigena.eu

Come arrivare

Si percorre l'autostrada A4 in direzione Torino fino all'uscita di Novara Est; da qui si prosegue sulla tangenziale Est di Novara che si percorre fino ad incrociare al SP9 (che poi diventa SP197), su cui ci si immette e si segue fino all'incrocio sulla SP56 che porta poi Palestro, punto di inizio del nostro itinerario.

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