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Lomellina, specchio di castelli

Sospesi sopra un "piano infinito", i castelli della Lomellina affiorano in un paesaggio liquido, da attraversare in bici, fra rogge e canali, antichi borghi e riserve naturali.

Fresche giornate a cavallo tra fine estate e inzio autunno: la parola d'ordine, per chi vuole godersi il clima perfetto per pedalare, è bicicletta. Sì, proprio lei, la cara, classica, agilissima bicicletta, che corre col suo fascino un po' retrò lungo le stradine di campagna, seguendo il defluire indolente delle acque di un canale...

Facile intuire che lo scenario prescelto per un itinerario su due ruote è quello della pianura e in particolare di quel lembo di terra alluvionale, "mezzaluna fertile" della Lombardia agricola tra il Sesia, il Ticino e il Po, che è la Lomellina. Un luogo di indiscutibile fascino, dove la mano dell'uomo ha modellato ogni particolare del paesaggio e l'acqua ha colmato ogni spazio tra la terra e il cielo. È la zona delle risaie, dei castelli e delle signorie rinascimentali, che qui hanno lasciato i segni di un passato importante, vissuto tra quelle torri merlate che ancora oggi sono l'unica, imponente presenza architettonica in un ambiente spiccatamente rurale.

Il nastro di partenza dell'itinerario proposto si taglia in un luogo d'elezione, la Piazza Ducale del centro di Vigevano, capitale economica, industriale e calzaturiera della Lomellina. La ruota della bici già si avventura sul porfido, tagliando con la sua inquieta traiettoria gli anelli e gli arabescati disegni che amplificano l'effetto prospettico dell'insieme.

L'eccitazione forse prende un po' la mano e il pedale va modulato sulla "frequenza" dei pedoni a passeggio lungo quella che è a buon titolo ritenuta una delle piazze più belle del mondo. L'intento di Ludovico il Moro, che la fece progettare e realizzare, era in effetti quello di dotare il palazzo signorile della città di un vestibolo di straordinaria armonia architettonica: e ci riuscì, lasciando ai posteri una delle migliori espressioni urbanistiche di tutto il Rinascimento.

Anche se il destino dispose, in seguito, che la piazza diventasse una sorta di scenografico sagrato del Duomo, la cui facciata venne ideata e fatta erigere nel 1680 dal vescovo cistercense Lobkovitz. Sfilando davanti alla sua magnificenza barocca ci si appresta quindi ad aggirare il perimetro del castello visconteo, poi residenza degli Sforza, costituito da un corpo centrale, il maschio, e circondato da edifici che chiudono a semicerchio un ampio cortile.

Uscendo da Vigevano la meta successiva è Mortara, il capoluogo storico della Lomellina, cittadina dedita all'agricoltura e al commercio, al centro di una delle più rinomate aree di produzione risicola dell'intera penisola. Già importantissimo snodo viario per le Gallie durante l'epoca romana, nell'Alto Medioevo fu roccaforte franca contro le ultime resistenze longobarde nell'area pavese: pare risalga proprio alla cruenta battaglia avvenuta qui nel 773 il curioso toponimo della città, derivato dall'espressione "Mortis Ara", ovvero l'altare di morte cui si immolarono circa 70.000 soldati franchi.

Oggi la sua celebrità è dovuta a ben altro genere di glorie, che si consumano sulla tavola e non sui campi di battaglia: Mortara è, infatti, la patria del salame d'oca, ma non solo. Il famoso insaccato è il prodotto principe di una tradizione gastronomica che eccelle in ogni tipo di lavorazione della carne del paffuto palmipede, una specialità locale cui è dedicata ogni anno una delle sagre più "golose" della Lombardia.

Echi di scontri e di contese per quella che fu sempre una terra di confine, tra il Ducato di Milano e il Monferrato prima e il Piemonte sabaudo e il regno asburgico lombardo-veneto poi, sembrano ancora propagarsi lungo la provinciale che si snoda tortuosa nel levigato paesaggio di risaie e ordinati filari di pioppi. A rompere la monotonia delle forme sorgono però, con ritmata regolarità, manieri signorili, roccaforti militari o semplici fortilizi di difesa e avvistamento, testimonianze a volte monumentali e ricche di fascino storico e culturale, in altri casi ridotte a tracce sopravvissute al corso del tempo e magari inglobate in successive evoluzioni architettoniche.

Lomellina significa però anche natura: fin dal medioevo, infatti, nelle aree umide della zona venivano a nidificare in gruppo molte specie di aironi, tant'è che i luoghi prescelti da questi eleganti uccelli sono identificati con il nome di "garzaie" (dal termine dialettale "sgarza", airone) e corrispondono a riserve naturali di grande interesse ambientale. Il nostro tour prosegue, quindi, zigzagando fra le risaie che circondano i complessi fortificati di Castello d'Agogna, Robbio, Rsasco e Cozzo e, deviando in prossimità di Breme, verso la Garzaia di Bosco Basso, una delle più affascinanti a ridosso della sponda settentrionale del Po.

Di straordinaria suggestione è, qualche chilometro più a sud-est, il castello di Sartirana Lomellina, risalente a fine Trecento e successivamente ampliato e rimaneggiato. Si staglia in lontananza con la sua torre cilindrica, la cui imponenza e originalità è tutta giocata sulla sovrapposizione di differenti volumi (poliedro, cilindro e cubo). Si possono visitare, all'interno, le sale della Fondazione Sartirana Arte.

Avanzando quindi, verso sud, si trova Mede, l'industrioso centro che affianca alle tradizionali attività agricole testimoniate da una delle più antiche riserie lomelline, il recente successo dell'artigianato orafo. Ma prima di incontrare la cittadina è consigliato un altro "excursus" a sfondo naturalistico presso la Riserva Naturale Abbazia di Acqualunga, compresa tra due anse meandriche abbandonate del fiume Po.

Da Mede la successiva tappa è il leggendario borgo che ha dato il nome all'intera area risicola: Lomello. La sua importanza economica, politica e religiosa nel contesto regionale risale all'epoca romana e soprattutto altomedievale, quando sorse gran parte del complesso monumentale che ne contraddistingue il centro storico. Tra le emergenze più evidenti c'è sicuramente il castello, eretto nel X secolo sulle antiche mura difensive e in seguito rimaneggiato ad opera degli Sforza.

Lungo Via Castrovecchio, invece, ci si porta nel cuore della città, al cospetto di uno dei più importanti complessi religiosi del Nord Italia: il Battistero di San Giovanni ad Fontes, situato circa tre metri al di sotto del piano stradale. È affiancato dalla romanica Basilica di Santa Maria Maggiore, sorta su un precedente tempio paleocristiano che fu probabile teatro delle nozze fra i regnanti longobardi Teodolinda e Agilulfo.

Solo un'ultima tappa chiude l'anello ciclabile che ci siamo proposti attorno alle meraviglie naturali e architettoniche di questo vasto bassopiano irriguo della Lombardia meridionale: l'estesa tenuta agricola detta La Sforzesca, in origine riserva di caccia di Ludovico il Moro e in seguito importante centro di sperimentazione di nuove coltivazioni, quali il gelso e la vite. Basti ricordare che furono proprio gli Sforza a porre, per così dire, il primo chicco di riso in Lomellina, ricevuto in dono dall'Oriente.

 Informazioni

  • Informazioni e Accoglienza Turistica di Vigevano (Lomellina)
    Via Merula 40
    Vigevano (PV)
    Tel. 0381.69.02.69
    www.provincia.pv.it
  • Dove dormire
    Hotel del Parco
    Corso Milano 95
    Vigevano (PV)
    Tel. 0381.34.70.62 / 0381.34.81.70
    www.delparcohotel.it
    B&B Casa Scarano
    Via Valletta Fogliano 141
    Vigevano (PV)
    Tel. 0381.34.19.29 / 338.87.31.166
    www.casascarano.it
  • Dove mangiare
    Agriturismo Cascina Guardia
    Strada Cascina Guardia 78
    Vigevano (PV)
    Tel. 0381.21.451 / 348.29.21.234
    www.agriturismocascinaguardia.it

Come arrivare

In auto, da Milano, abbandonata la Strada Vigevanese si oltrepassa l'anello della tangenziale e si procede fino a superare Abbiategrasso e il Ticino. Chi sceglie di puntare direttamente al centro storico, dove ha inizio il nostro itinerario, deve seguire le indicazioni per Piazza Ducale. Da Pavia, uscendo dal capoluogo si procede in direzione Sud verso Carbonara e Garlasco.

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