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In Val Fredda per un weekend con le racchette da neve

Echi di silenzio

Al margine meridionale del Parco dell'Adamello, nel regno del Silenzio e delle Ombre, suoi vassalli, una valle svela l'arcana magia della neve nel vellutato procedere di una ciaspolata.

"Che ti move o omo a abbandonare le tue proprie abitazioni delle città e lasciare lì parenti e lì amici e andare in lochi campestri per monti e valli se non la naturale bellezza del mondo?" Con queste parole, sei secoli or sono, Leonardo da Vinci salutava Zone, sulle sponde del Lago d'Iseo. Qui, le coste montuose delle Prealpi bresciane sembrano allungarsi sulle proprie pendici fino a prendere per mano il visitatore e accompagnarlo più su, là dove il massiccio dell'Adamello si mostra in tutta la sua imponenza. E il vento soffia da questa vallata mite, addolcita dal lago, soffia fino a far riecheggiare quelle parole tra cime innevate, in un solco vallivo dove creste ghiacciate danno ragione del nome che una antica saggezza ha dato al luogo: la Val Fredda.

Tracce di storia

All'ombra del Monte Frerone (il bresciano Frerù, 2673 m), all'estremo Sud-occidentale del Gruppo dell'Adamello, la storia si è fatta storie nel volto e nel respiro di cacciatori, soldati romani, contrabbandieri d'armi, coraggiosi alpini. Antichi sentieri e strette mulattiere calpestate dai Camuni divennero, nel corso dei secoli, lastricate strade romane che si inerpicavano verso Esine e poi Cividate, fino a incrociare il tracciato che scendeva dal Passo Croce­domìni, in tempi più recenti l'unica via possibile per il contrabbando perché lontana dall'occhio severo dei gendarmi della Serenissima.

Sono cime, queste, il cui destino è stato segnato dai ricchi giacimenti minerari che la sapienza delle rocce ha saputo custodire per millenni: miniere preziose per la produzione d'armi, ieri come oggi. Armi che i disegni di una storia beffarda hanno fatto tornare su quelle cime, durante la Grande Guerra, al passo di scarponi di uomini di cui il vento ancora canta la memoria.

A passi lenti nel bianco

La Val Fredda è una dolce vallata che la stagione invernale tratteggia di lingue di neve che scivolano in gelide conche. Intensi freddi notturni, garantiti dalla particolare conformazione geografica del catino, custodiscono gelosi i dossi nevosi, qui più abbondanti e duraturi rispetto alle valli contigue, rendendo l'area perfetta per una ciaspolata semplicissima, adatta per adul­­ti e bambini, e di grande respiro paesaggistico. La zona, particolarmente interessante dal punto di vista morfologico, geologico e naturalistico, d'estate si colora del vociare allegro di famiglie attratte dal percorso botanico che il Parco dell'Adamello propone; d'inverno, con le prime nevicate, si ammanta di bianco trasformandosi in un'incantata oasi montana racchiusa tra dolci gradini glaciali.

Il nostro percorso inizia da Bazena che evoca nel nome l'origine glaciale del solco vallivo: il dialettale "basia" – grande scodella – richiama plasticamente le linee della conca che in epoche antiche il ghiacciaio ha modellato. Muniti di ciaspole lasciamo alle nostre spalle il parcheggio del Rifugio Tassara (conosciuto anche come Rifugio Bazena, 1799 m) e ci inoltriamo in una rada abetaia. Dopo pochi passi abbandoniamo il sentiero estivo per puntare verso i cartelli esplicativi del percorso botanico, sormontati da drappeggi e riccioli di bianca magia.

Passo dopo passo, un silenzio nuovo che profuma di quiete ci avvince e, superato un primo dosso glaciale, ci conduce in un regno di fiaba: antiche baite di pietra affondano incappucciate e sonnolente nei pendii, rivestite di una soffice veste damascata. Il compatto manto nevoso è infatti impreziosito da ricami che le ombre disegnano sulla bianca distesa ornando la crosta cristallina con disegni mai uguali, neri tratteggi che cambiano al passare delle ore, con lo spostarsi del sole nella volta celeste. Sovrane sono le ombre, in questo pianoro dalla dolce pendenza, e a loro si devono i giochi di luce, capricciosi e mutevoli, che conferiscono alla passeggiata quel sapore d'incanto.

Al diradarsi dei larici, la valle si apre verso Ovest e le dorsali rocciose della Valca­­monica si mostrano nell'imponenza delle cime del Monte Crestoso (2207 m) e del Monte Frà (2160 m). Questi scuri rilievi stridono con le chiare cime calcaree del Frerone che, da Nord, domina l'intera vallata: un'oasi calcarea in un mare granitico, particolarità morfologica che rende prezioso dal punto di vista geologico il massiccio dell'Adamello.

Procediamo lungo il sentiero che taglia la costa del pendio; oltre il secondo gradino glaciale, dopo circa 40 minuti di cammino, il percorso scivola in un bacino morenico dove la meta della nostra escursione sonnecchia tra le coltri nevose: la Malga Val Fredda. E il silenzio, qui, si fa corposo, reale, concreto; quasi che, nel suo vagare ramingo per la valle, fosse scivolato anch'esso nel cuore nella conca e, incapace di risalirne i pendii, l'avesse eletta suo regno e sua dimora.

Per chi vuole allungare...

I più allenati possono proseguire e, superato un secondo passo che si apre sul piano del Lago di Val Fredda, raggiungere in un'ora e un quarto il passo omonimo a 2338 metri di altitudine.
Sulla via del ritorno, l'impressione di lasciare un regno fatato è acuito dal gioco di ombre che ne fa un luogo così diverso da quello attraversato la mattina: e mentre ci accomiatiamo dalla valle, lo sguardo scorre sul versante opposto, la destra orografica del bacino, là dove l'euforia sciistica di Monte­campione avvolge il turista come un vortice. E riconoscenti salutiamo la Val Fredda. Grati per la sua coraggiosa dichiarazione di quiete.

  • Scheda tecnica
  • Partenza
  • Bazena (BS) quota 1799 m
  • Dislivello
  • 282 m
  • Durata
  • 45 minuti
  • Difficoltà
  • Elementare

 informazioni

Comunità Montana di Valle Camonica
www.cmvallecamonica.gov.it

Parco dell'Adamello
www.parcoadamello.it

 

 Come arrivare

Si percorre l'autostrada A4 in direzione Venezia, fino all'uscita di Seriate per raggiungere la SP42 in direzione Lovere. Giunti in località Breno, si svolta a destra verso Passo Crocedomìni e seguendo per la frazione di Bazena si arriva al parcheggio del Rifugio C. Tassara.

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