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Weekend a Monteveglio

Memoranda nei secoli

Immersa tra i dolci declivi collinari solcati dai vigneti una piacevole passeggiata esplora i dintorni di una millenaria pieve e i resti del celebre castello.

Basta lasciarsi guidare dalla dolcezza di queste strade emiliane che seguono il profilo delle colline ricamate da campi e s'inoltrano, curiose, tra i borghi medievali per approdare nel cuore della Valle del Samoggia, a ovest di Bologna.

Qui, tra vigneti e orizzonti boscosi, si estende il Parco Regionale dell'Abbazia di Monteveglio, area protetta che, dal 1995, custodisce l'intero territorio che insiste attorno all'antica Pieve di Santa Maria. Echi di storia balzano da un'altura all'altra, toccando il grigio dei calanchi, il verde brillante della vegetazione, il bruno della terra che affiora per poi tuonare alle porte del parco, nella località di San Teodoro, appena fuori dall'abitato di Monteveglio. Da qui può iniziare un'esplorazione a ritroso nel tempo, da effettuare preferibilmente a piedi, armati di un paio di scarpe comode e dall'immancabile desiderio di conoscenza.

Esistono tanti modi di viaggiare: con l'istinto, rincorrendo il susseguirsi di emozioni, o con la ragione, documentandosi scrupolosamente su ogni emergenza artistica o architettonica in cui ci si imbatterà. Oppure anche in entrambi i modi, magari partendo da un concetto o da un dettaglio lasciandosi invadere dai sentimenti: per questa escursione consigliamo di cominciare dall'etimologia, per farsi poi guidare solo dal cuore.

Da dove deriva il toponimo Monteveglio? Mons Belli, Mons Bellus o Mons Bellius? Ossia, da monte della guerra, monte grazioso o monte della famiglia Bellia? A detta degli storici è più probabile la prima ipotesi, perché su questi colli i romani, prima del loro stanziamento, affrontarono una dura battaglia contro i Galli Boi. Fu solo l'inizio di una serie di avvicendamenti storici che le valsero la nomea di "memoranda nei secoli", attribuita dal monaco cantore delle gesta di Matilde di Canossa.

L'episodio più calzante, datato 1092, si riferisce all'imponente assedio dell'esercito di Enrico IV nella cornice delle lotte per le investiture fra papato e impero. Il castello di Monteveglio, allora feudo della Granduchessa, resistette per quattro lunghi mesi, uscendo vittorioso dopo la ritirata delle armate imperiali. Scomparsa Matilde, il borgo divenne libero comune e prese parte su entrambi i fronti all'interminabile contesa tra Modena e Bologna.

La vocazione di fortificazione connotò sempre questo lembo di terra che ricorda anche lo sventato tentativo d'invasione della potente armata di Carlo V nel 1527: qui la leggenda narra che Monteveglio venne salvata da un'improvvisa tempesta di neve che disperse miracolosamente i feroci assedianti (in ricordo ogni anno si tiene una processione votiva).

L'itinerario vero e proprio prende le mosse dal parcheggio di San Teodoro, dove si abbandona l'auto per avanzare a piedi verso il vicino edificio in pietra della sede del parco, parte di un antico nucleo rurale. Nell'adiacente fienile, finemente ristrutturato, è ospitato il Consorzio Vini dei Colli Bolognesi, a testimoniare la grande tradizione vinicola della valle. Il paesaggio agreste che si staglia tutto attorno e il perimetro di gelsi bianchi e aceri campestri che cinge le case costituiscono il degno preludio alla suggestione futura.

Si procede così ignorando la strada asfaltata per guadagnare quota fra prati e coltivi abbandonati fino a ricollegarsi all'originale percorso per Monteveglio alto. Lo sterrato fiancheggia l'Oratorio della Vergine di San Luca e termina, erto, vicino a un piccolo cimitero: da qui il passo è breve per arrivare alla porta ad arco che veglia sul borgo, segnandone l'ingresso. È ciò che resta della cinta medievale del castello insieme all'attigua e massiccia torre trecentesca, entrambe sormontate da merlature a coda di rondine.

La stradina lastricata a sassi punta in alto, verso l'Abbazia di Santa Maria, si insinua fra case di pietra e laterizio con orti e giardini, toccando, da subito, il settecentesco edificio della compagnia di Santa Maria della Rondine e, più avanti, l'Oratorio di San Rocco (del 1631) e storiche costruzioni con archi ogivali e inclusioni di epoca romana. Domina la sommità del colle il complesso abbaziale: la pieve, eretta attorno all'anno Mille per volere di Matilde di Canossa, e la Chiesa di Santa Maria dell'Assunta, con la sua cripta antichissima e lo splendido chiostro quattrocentesco del monastero, sono i veri tesori di questa perla emiliana.

 

 informazioni

Parco Regionale Abbazia di Monteveglio
(Centro Parco San Teodoro)
Tel. 051.67.01.044

Consorzio Vini Colli Bolognesi
Tel. 051.67.07.752
www.collibolognesi.it

come arrivare

Per raggiungere Monteveglio in auto si percorre l'autostrada A1 fino all'uscita Modena Sud dove si prosegue sulla SP623 fino a Spilamberto. Da qui, prima sulla SP14 poi sulla SP78, si raggiunge Bazzano, da dove si continua fino alla meta.

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