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Scilla, il mito sullo Stretto

La piccola Venezia della Costa Viola

La Sicilia è a un passo, separata dalle acque agitate dello Stretto. Su queste acque si protende la rocca, che divide in due la città. Scilla affascina, per i miti che la riguardano, ma anche per la sua doppia faccia, quella graziosa e moderna da una parte e quella più intrigante, antica e marinara dall'altra.

La Sicilia è a un passo, separata dalle acque agitate dello Stretto. Su queste acque si protende la rocca, che divide in due la città. Scilla affascina, per i miti che la riguardano, ma anche per la sua doppia faccia, quella graziosa e moderna da una parte e quella più intrigante, antica e marinara dall'altra.

Già la posizione di Scilla è privilegiata; di fronte al lembo più orientale della Sicilia, contraddistinto dall'enorme pilone, Scilla sorge su quel meraviglioso tratto di litorale che si estende a nord di Raggio Calabria e che prende il nome di Costa Viola. Fu Platone a battezzare così questa costa, proprio per il colore inconfondibile che assumono le acque quando il sole le colpisce di sbieco, nelle prime e nelle ultime ore di luce: uno spettacolo di sapore mistico, contaminato dalla leggenda di Scilla e Cariddi.

La rupe, il mito

Come narra Omero, Ulisse sfuggì a fatica all'ira distruttrice del mitico mostro a sei teste che, da una rupe, assaliva le navi che attraversavano lo stretto. Il mostro era Scilla, appunto; la rupe, un enorme sperone di roccia, è lì a dividere Marina Grande, con la spiaggia e le case allineate accanto alla Chiesa dello Spirito Santo, e Chianalea, il borgo dei pescatori che si allunga su un'unica piccola strada accanto al porticciolo.
Abbarbicato sulla rupe, che qui chiamano la Rocca, il Castello Ruffo è l'icona di Scilla. La prima fortificazione risale addirittura al V secolo a.C., come controllo del Tirreno e difesa dai pirati. Si difende da Punici e Bruzi nel III secolo a.C. quando ha ormai le sembianze di una vera fortezza; resiste alle incursioni saracene nel IX secolo e viene arricchito e ampliato prima da Carlo I D'Angiò e, in seguito, da Ferdinando I di Napoli. La famiglia Ruffo lo acquista nella prima metà del 1500 e il castello vive due splendidi secoli. Poi è un continuo rinascere e morire: distrutto dal terremoto del 1783, rinasce nel 1808 sotto il restauro dello stato, ma esattamente 100 anni dopo, crolla nuovamente in seguito a un altro terribile sisma. Diviene faro nel 1913 e ospita abitazioni e uffici di funzionari durante il periodo fascista, cosa che non lo preserva dal degrado e dai danneggiamenti. Il faro è tutt'ora attivo, mentre gli ambienti del castello, sempre aperto e visitabile, sono utilizzati per eventi culturali.

Chianalea

Lo spettacolo del sole che muore, si alimenta di fremiti irreali, se si ammira dai vicoli del borgo di Chianalea, un quartiere che si è meritato l'appellativo di piccola Venezia del sud, oltre ad essere inserito tra i borghi più belli d'Italia. Lo caratterizzano le abitazioni costruite direttamente sugli scogli, separate le une dalle altre da strette viuzze che scendono a mare. Il borgo è il palcoscenico di una vita marinara e di una dignità marinara mai spenta. Così, avvolti dall'odore della salsedine, pescatori con le mani e i piedi sempre in acqua, affaccendati attorno alle barche e anziani e donne che intrecciano reti, mischiano le loro voci ai richiami dei gabbiani. Alle spalle dei pescatori, le graziose architetture di Palazzo Scategna accolgono ora un hotel.

Marina Grande

È il quartiere moderno di Scilla, famoso per la sua bella e lunga spiaggia sabbiosa, che accoglie sia lidi organizzati che spazi liberi. Dopo i bagni di sole e di mare, Marina Grande è il luogo ideale dove "saltellare" tra un locale e l'altro all'ora della merenda o dell'aperitivo: non si lasci la città senza prima aver gustato un sorso di zibibbo, il caratteristico passito che ben si accompagna alla straordinaria pasticceria locale.

Da vedere nei dintorni

A Melia (11 km verso monte dal centro di Scilla) ci sono le Grotte di Tremusa, una spettacolare formazione residuo del mare pleistocenico, di quando, cioè, 5000 anni orsono, questi luoghi costituivano il fondale marino.
Il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria (23 km di distanza) vale la visita per i famosi Bronzi, ma non solo. Vi sono custodite vaste raccolte dei periodi protostorico, magnogreco, romano e bizantino provenienti da tutta la Calabria, oltre a una interessante raccolta di pinakes da Locri, di ex voto in terracotta e di tavolette di bronzo rinvenute nel tempio di Zeus. Affascinante la sezione archeologica marina.

 

Informazioni

Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria
www.archeocalabria.beniculturali.it

Castello Ruffo
aperto tutti i giorni, tranne le principali festività, dalle 8,30 alle 19,30 con una pausa all'ora di pranzo
Ingresso adulti 1,50 €.
Love Calabria (per visite guidate)
www.lovecalabria.com

Come arrivare

Scilla si raggiunge con la A3 Salerno-Reggio Calabria, uscita Scilla, oppure con la SS18 del Tirreno. Dista 12 km da Villa San Giovanni e 22 km da Reggio Calabria, collegate da corse continue da e per Messina.

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