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3 idee per “sognare” il vostro weekend senza muovervi da casa

#Ioviaggioinpoltrona

Viaggiare in poltrona si può, basta farsi trasportare dalla fantasia sulle note di una dolce melodia, tra le righe di un buon libro oppure nelle scene di un film. E capita così che certi posti pare proprio di averli vissuti.

Metti una giornata piovosa di primavera, una notte insonne o un inesorabile attacco di pigrizia. Metti di notarla, forse un po' in disparte, tra l'angolo più buio del salotto e il tavolino in cristallo. Lei è sempre lì, pronta a sedurti e ad accogliere ogni capriccio. Perfino l'idea di un viaggio da fare solo in sua compagnia; un viaggio in poltrona, appunto, senza muoversi da casa, per incontrare luoghi filtrati dal racconto di un libro, di una canzone o di un film. Da condire a volontà con un pizzico di immaginazione. Ecco tre suggestioni, le nostre.

A Bellano, tra le righe dei romanzi di Vitali

"Bellano, invece... Bellano era un'altra cosa. Bastava anche solo sentirne pronunciare il nome da qualcuno. Oggi vado a Bellano." (dal libro Biglietto, signorina).
Chiudete gli occhi, tanto non fa differenza, e partite. I vostri passi risuonano già sul lastricato dei suoi vicoli silenzionsi. La breva è fresca, dolcemente salmastra e di tanto in tanto fa a pugni con una persiana che sbatte preceduta dal suo cigolio. Siete sul lago, ma del lago, per ora, nemmeno l'ombra. Due figure ricamano pettegolezzi e scompaiono inghiottite dall'uscio; un'anziana signora, "piccola, vestita con un cappotto grigio color topo, una borsetta tenuta con due mani all'altezza dello stomaco", s'infila nella stazione dei carabinieri per denunciare un furto e l'inizio di un romanzo, di cui proprio Tecla Manzi è protagonista. In un piccolo cortile un po' chiuso e umido, resiste la scritta de il Circolo dei Lavoratori; continuate tra le viuzze, passate sotto un arco guardati da un solo lampione e percorrete una delle tante scalinate; la chiesa dei Santi Nazzaro e Celso vi guarda severa dall'altra parte della piazzetta. Rasentate ora il muro e infilatevi nella porticina: fin da subito, ne sentirete l'incedere sordo. "Nel silenzio che calò quella sera dopo il pasto dei felini, lo zio Pinuccio lasciò passare qualche istante, l'aria fu invasa dal rumore della Cascata dell'Orrido" (dal libro Regalo di nozze). Lasciatevi alle spalle la sinistra Cà del diavol e il suo ponticello ad arco e avventuratevi pure, adesso, tra le passerelle sospese fino nella stretta gola scavata dal torrente Pioverna. Qui, nei giorni di piena, la cascata tuona tutta la sua potenza.
Mentre tornate alla piazza non è escluso che vediate proprio lei, "La piccola, magra, tenera Filzina Navacchi, esile, quasi incorporea figuretta, lavorava come segretaria nell'ufficio del direttore del Cotonificio Cantoni." (dal libro Olive comprese). Di fronte ecco la sagoma in pietra del Cotonificio Cantoni, un tempo cuore economico del paese e di molte sue storie. Sfilate davanti al bar e in pochi passi sarete al porticciolo; oggi decisamente meno poetico rispetto alle atmosfere di Andrea Vitali, ma una sosta "Vistalago" sulla panchina, dopo tutto questo vagare, ve la sarete davvero meritata...

La casa delle note (Bologna...)

Accendete un po' di musica. Di quella che noi, apparsi sul pianeta negli anni Settanta (e del Vecchio Secolo, tra l'altro), consideriamo ancora esageratamente attuale ed emozionante. E se volete proprio farvi suggestionare prima di partire per questa tappa, scegliete un vinile. Giusto per sentirci la malinconia di quel bel fruscio che "suona" anche quando la traccia finisce.
"Una famiglia vera e propria non ce l'ho e la mia casa è piazza Grande, a chi mi crede prendo amore e amore do, quanto ne ho" (Piazza Grande, Lucio Dalla). E così, rigorosamente barba lunga (tanto, chi vi vede?!?) e cappellino di lana in testa anche se vi siete scelti una giornata di caldo torrido, vi troverete tra le panchine e gli innamorati di piazza Maggiore. Già perchè piazza Grande non esiste! C'è solo "per i bolognesi" e non la troverete su nessuna guida. Eppure ne sentirete lo spazio, colmato dal vociare incessante della gente che la attraversa o la riempie nei giorni di festa. Guardatevi intorno e respirate, siete nel salotto di Bologna; sedetevi sui gradini del merlato palazzo del Podestà e avrete di fronte la basilica di San Petronio.
Tutt'intorno, vi guardano il palazzo dei Notai, il palazzo d'Accursio con il suo orologio nell'alto della torre e palazzo dei Banchi. È da qui che nascono le strade del centro storico in cui passeggiare protetti dai portici, perfette per un giro in ogni momento.
"Aspetto mezzanotte chè il giornale comprerò, lo stadio, il trotto, il Resto del Carlino. Piove molto forte ma tanto non mi bagnerò, c'è un bar col portico" (Dark Bologna, Lucio Dalla). Portici e bar, facce genuine condite da una parlata che da sola fa simpatia. Regalatevi un altro disco, trasgressivo ma autentico... "E poi ci troveremo come le star, a bere del whisky al Roxy bar... O forse non ci incontreremo mai, ognuno a rincorrere i suoi guai... Ognuno col suo viaggio, ognuno diverso, e ognuno in fondo perso dentro i fatti suoi..." (Vita spericolata, Vasco Rossi). All'ombra delle torri, altissime e storte quanto basta per alimentare leggende di ogni tipo, c'era il Roxy bar di Vita Spericolata o, forse, semplicemente quello in cui era stato Vasco per qualche foto con Red Ronny. In ogni caso, la tappa a naso in su in via Rizzoli, è obbligata. Se vi va di fare una piccola fatica (tanto siete in poltrona), potete salire i 498 gradini che portano in cima alla Torre degli Asinelli. Poco meno di 100 metri d'altezza da cui catturare la città dall'alto. Chiudete il giro tra viuzze e portici fino alla basilica di Santo Stefano, giusto per non abbandonare ancora il rosso tipico di Bologna. La piazzetta è piccola e a misura d'uomo, la visita, invece può essere piuttosto lunga, dal momento che il complesso comprende ben sette edifici di culto. Se vi accontentate, già da fuori vedrete le facciate delle tre chiese del Crocifisso, del Sepolcro e dei Santi Vitale e Agricola. Con la musica in testa, dovreste sentire anche i profumi... Delle tante trattorie dove assaggiare le specialità gastronomiche bolognesi. Quella da Vito, per esempio, è l'osteria storica degli artisti; qui potrete vedere le fotografie dei cantanti appese ai muri e scoprire che proprio nella sua cucina è nato Banana Republic di Dalla e De Gregori...

Le Dolomiti lucane in celluloide

Per rivivere tutta l'aspra e selvaggia bellezza dei calanchi lucani, descritti così bene nel capolavoro di Carlo Levi Cristo si è fermato a Eboli, basta guardare Un paese quasi perfetto (2016), dove Massimo Gaudioso ci parla di un paesino abbarbicato, quasi appeso su quelle gravine che disegnano il territorio come fossero dei tagli a ventaglio. È Petramezzana, nome di fantasia e sintesi perfetta dei ben più reali Pietrapertosa e Castelmezzano dove sono state girate le riprese del film. Seguendo le peripezie del protagonista Fabio Volo vi muoverete a zig zag lungo le strade che si inerpicano tra queste asperità fin al cuore di questo comune, lo seguirete in un sali e scendi di vicoli tortuosi che poi di colpo si aprono su panorami mozzafiato e vi troverete a giocare anche voi a cricket su una rilassante distesa verde incorniciata dai profili aguzzi di queste montagne. Vi sembrerà proprio di stare nel cuore del Parco delle Dolomiti lucane e sognerete di sperimentare il volo dell'Angelo come fa un impaurito Fabio Volo su un'improponibile cassa di legno!

 

Informazioni

www.turismobellano.it/it

www.bolognawelcome.com

www.comune.pietrapertosa.pz.it

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